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ESTETICA, SALUTE, BELLEZZA
L'estetica è una branca della filosofia, la
scienza del bello e delle arti, oppure di ciò che impressiona i sensi.
Il filosofo tedesco Alexander Baumgarten ha scritto Aesthetica in latino nel
1750. La parola aesthetica ha origine dalla parola greca aisthesis.
Immanuel Kant ha scritto Critica del giudizio (Kritik der Urteilskraft) nel
1790, uno dei libri più importanti sull'estetica, ma per Kant l'estetica non è
che una parte della filosofia. L'estetica come scienza non ha origini antiche ma
i filosofi hanno affrontato l'argomento fin da Platone.
La bellezza è una qualità delle cose percepite che suscitano sensazioni
piacevoli, che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell'universo
osservato, che si sente istantaneamente durante l'esperienza, che si sviluppa
spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in
seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente od inconsciamente, con un
canone di riferimento interiore che può essere innato oppure acquisito per
istruzione o per consuetudine sociale.
Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola
sul significato della propria esistenza dentro il mondo naturale.
La bellezza comporta la cognizione degli oggetti come aventi una certa armonia
intrinseca oppure estrinseca, con la natura, che suscita nell'osservatore un
senso ed esperienza di attrazione, affezione, piacere, salute.
Spesso si afferma che un "oggetto di bellezza" è qualsiasi cosa nel mondo
percepito che riveli un aspetto significativo per la persona riguardo la
"bellezza naturale". La presenza del sé in qualsiasi contesto umano,
indicherebbe che la bellezza è naturalmente basata sul sentimento che suscita
negli umani, anche se la bellezza umana è soltanto l'aspetto dominante di una
più grande ed incalcolabile bellezza naturale.
Il contrario di bellezza è bruttezza, intesa come la percezione di una mancanza
di bellezza o accumulo di imperfezioni, che suscita indifferenza o dispiacere e
genera una percezione negativa dell'oggetto.
Gli insegnamenti religiosi e morali spesso mettono a fuoco la "virtù" e la
“divinità” della bellezza, per delineare la bellezza naturale come un aspetto di
una “bellezza spirituale” (ovvero “verità”) e definire tutte le pretese
egocentriche e materialistiche pretenziose e basate sull’ignoranza. L’antica
storia di Narciso per esempio tratta la distinzione fra bellezza e vanità. Nel
contesto moderno, l’utilizzo della bellezza come mezzo per promuovere
un’ideologia o un dogma è stato fulcro di dibattiti sociali che trattano
argomenti come pregiudizio, etica, e diritti umani. L’utilizzo della bellezza a
fini commerciali è un aspetto controverso della "guerra culturale", all’interno
del quale il femminismo tipicamente afferma che tale utilizzo promuove una
percezione dogmatica (cioè "Il Mito del Bello") piuttosto che virtuosa della
bellezza.
Bellezza e gusto dell'osservatore sembrano termini inscindibili, in quanto
concepire una bellezza indipendente da un qualche osservatore che stia lì per
goderla, equivale a pensare ad un dipinto bellissimo dimenticato in una
cassaforte da decenni. Oppure ad un fiore che cresce in mezzo ad una foresta
invalicabile da umani ed animali (mancando un osservatore, esiste allora la
bellezza?). Tali oggetti possono essere senz'altro concepiti, ma mancano del
tutto di quel carattere di interazione pratica (di azione e reazione) con
un'intelligenza percettiva, che tendenzialmente riconosciamo al "bello".
[modifica] Il concetto aristotelico del "Bello" corrispondente al "Vero".
Il bello per Aristotele e Platone è il "Vero". Nell'età moderna, Giovanbattista
Vico afferma un altro criterio, secondo cui il vero è il "fatto" (verum -
factum). Unificando questi due criteri ricaviamo la forma occidentale della
bellezza, che è inevitabilmente l'arte. Il bello è nell'arte, e la possibilità
che la bellezza sia propria della natura è esplicitamente esclusa da Kant nella
Critica del giudizio dove definisce il bello naturale come "sublime".
Essenzialmente, nella cultura filosofica dell'Occidente il bello si definisce in
funzione del giudizio che lo esprime, mentre il "bello in sé" è assolutamente
chimerico.
[modifica] Il "Bello" come corrispondente al "Regno delle Idee"
Nel tardo Impero Romano, il filosofo Plotino, ristabilendo il collegamento tra
opera d'arte e regno delle idee, espone ampiamente il concetto di visione
interiore già proposto da Platone, che permette all'artista di attingere da una
forma ideale del bello, non esistente nella res extensa (mondo reale) ma
soltanto nella res cogitans (mondo delle idee), e che presto o tardi sfocerà in
una rappresentazione materiale. Si può applicare a mai creati dipinti,
architetture, forme di governo, sculture, strategie, modelli matematici, ecc.
oppure ad un ipotetico essere umano: "il più bello nella storia" ancora non
nato.
[modifica] Il giudizio estetico universale ed oggettivo secondo Immanuel Kant:
"Bello" è l'oggetto di un piacere disinteressato, contemplativo.
"Bello" corrisponde al gusto universale, valido per tutta l'Umanità.
"Bellezza" è la forma della finalità di un oggetto percepita senza la
rappresentazione di alcuna funzione pratica.
[modifica] I rischi di un estetica radicalmente empirista
Va altresì chiarito dove si nasconda il rischio di un'estetica radicalmente
empiristica: questo consiste nel fatto che essa dovrebbe, a rigore, parlare
prioritariamente se non esclusivamente degli organi di senso, o della coscienza,
che riceve ed unifica i "dati" di bellezza; ma ciò significa trascurare e, alla
fine, ignorare completamente gli oggetti cui si accorda o rifiuta lo statuto di
bellezza; il che, particolarmente nel caso delle arti umane, risulterebbe
oltraggioso per gli artefici e finalmente assurdo, come assurda può essere solo
una scienza dell'arte che mostri indifferenza verso le opere!
Tuttavia la tendenza a considerare la bellezza di un oggetto intrinsecamente
connessa con un soggetto che lo contempla, il quale "applica" il giudizio
all'oggetto, e lo ritiene bello in grazia del concetto di bellezza che porta in
sé, appare tanto dubbia quanto insopprimibile, nella nostra cultura estetica.
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